“In Italia il 60% di famiglie più povere deve pagare di tasca propria il 10% in più per le prestazioni sanitarie. Lo certifica il Rapporto Sanità del Crea, il Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità.

Mentre nel Bilancio dello Stato la spesa sanitaria sul PIL diminuisce il conto lo pagano direttamente le famiglie più povere: nel pubblico mancano medici e infermierisi allungano le liste d’attesa, chi ha i soldi va dal privato, chi non ce li ha rinuncia a curarsi. E sono 6 milioni di italiani ormai, più di 1 su 10. Aumentati di un milione e mezzo solo tra il 2023 e il 2024.

Abbiamo posto al governo in molte occasioni questo tema chiedendo un confronto serio e costruttivo, che invece non è stato possibile. Così si mina la sanità pubblica universalistica senza nemmeno aver bisogno di dichiararlo.

La presidente del Consiglio continua a millantare investimenti sulla Sanità pubblica ma poi arrivano, testardi, i fatti a smentirla“. Così la segretaria dem, Elly Schlein.


Un rapporto, il ventunesimo di CREA, che “conferma il persistere di profonde criticità nell’ambito del SSN. La spesa privata aumenta ad un ritmo più elevato di quella pubblica, i bisogni di salute cambiano con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità, le diseguaglianze sociali e territoriali colpiscono le fasce più fragili”, sottolinea Marina Sereni, responsabile Salute del Pd, intervenendo alla presentazione del Rapporto, ribadendo “la necessità di affrontare senza indugio il tema del sotto finanziamento della Sanità pubblica per la quale l’Italia si colloca come fanalino di coda tra i Paesi europei maggiormente sviluppati”.

Imprescindibile, per Sereni, “l’obiettivo di portare l’investimento pubblico per la salute almeno alla media europea“, specialmente “in un Paese che viaggia a circa 85 miliardi di euro di evasione fiscale l’anno”.

“L’altra priorità riguarda le professioni sanitarie che devono tornare attrattive e questo richiede un serio piano di assunzioni, retribuzioni adeguate e una riorganizzazione dei servizi che renda possibile conciliare lavoro e vita”, aggiunge la responsabiel Salute dem.

E ancora, nel dettaglio, “cambiare paradigma nell’organizzazione del SSN significa poi per noi dare maggiore centralità al territorio, alla prossimità, alla creazione di reti di servizi vicini alla vita delle famiglie e dei cittadini”. Va rilanciata senza indugi “la sfida delle Case della Comunità“, con il pieno coinvolgimento di “tutti gli attori, inclusi quelli del Terzo Settore”, per “rispondere ai mutati bisogni di salute”. Ultima ma non ultima, la necessità di “rilanciare la programmazione a tutti i livelli, a cominciare da quello nazionale”.

“Serve – conclude Sereni – un nuovo Piano Socio-Sanitario per definire la cornice e le priorità di intervento e destinare così le risorse nel modo più appropriato.”

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