Il segretario provinciale del Partito Democratico replica alle dichiarazioni del leghista Alessandro Corbetta sugli oratori. «Non rappresenta la nostra identità».
Da: mbnews.it. Riceviamo e pubblichiamo la lettera del segretario provinciale del Partito Democratico di Monza e Brianza Lorenzo Sala, che interviene nel dibattito suscitato dalle recenti dichiarazioni del capogruppo leghista in Consiglio regionale, Alessandro Corbetta, sul ruolo degli oratori e sull’identità brianzola. Di seguito il testo integrale.
Carissimo Direttore,
mi rivolgo a lei in qualità di segretario provinciale del Partito Democratico di Monza e Brianza, ma anche – e in questo caso soprattutto – da brianzolo innamorato della sua terra e della sua storia.
La ragione è molto semplice: è diventato ormai insopportabile leggere, con cadenza quasi quotidiana, gli interventi sempre più arroganti da parte del capogruppo in Consiglio Regionale della Lega, Alessandro Corbetta, rispetto alla funzione degli oratori e a cosa dovrebbe fare o dire chi li frequenta, li anima e li guida. Il tutto in virtù di presunte radici cristiane e identità brianzole e lombarde che, a quanto pare, solo Corbetta avrebbe il diritto di interpretare e rappresentare. Quel mondo, e quei luoghi, andrebbero sempre affrontati con delicatezza perché indipendentemente da ciò in cui si crede per tanti hanno rappresentato uno spazio ed una comunità aperta al mondo.
Nel merito dei fatti recenti la Diocesi di Milano ha già risposto con chiarezza. Ciò che mi preme ribadire, invece, è che la Brianza (così come l’intera Lombardia) ha una storia radicalmente opposta a quella che da troppo tempo la destra vuole cucirle addosso, quasi fosse un territorio chiuso e respingente. La nostra Brianza è operosa, solidale, silenziosa, risoluta, accogliente ed aperta a tutte e tutti. Insomma una terra virtuosa in cui nel tempo grazie alle migrazioni interne ed esterne ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle nostre scuole e negli spazi di socialità si dà vita a comunità vive e operose.
La Brianza ha una lunga storia; protagonista attiva nella lotta di Resistenza, le corti, i sentieri, le strade e le piazze dei nostri paesi sono pieni di racconti e storie di coraggio e generosità che i nostri nonni ci hanno tramandato. Storie di partigiani, di luoghi di lavoro e di semplici cittadini che hanno nascosto e salvato persone dai campi di sterminio, usando spesso proprio chiese e oratori come rifugi.
Il legame tra lavoro e inclusione sociale è rimasto saldo nei decenni. È infatti proprio intorno al lavoro che si sono create le dinamiche di integrazione sociale e rafforzati i legami tra le persone indipendentemente dalle loro origini regionali e/o nazionali. Insomma, la Brianza non ha una storia di emarginazione, ma di comunità plurali nate sul senso del dovere e dell’impegno.
In questo contesto, nei nostri paesi, sono stati proprio gli oratori a svolgere da sempre una funzione fondamentale di coesione e comunità. Dal calcio del csi agli oratori estivi, le famiglie affidavano i propri figli a queste strutture per creare socialità. Non è mai importata la fede, il colore della pelle o la regione di provenienza per costruire amicizie nate sul campo da calcio o all’ombra del campanile.
Diciamoci la verità: le uscite del consigliere Corbetta non sorprendono, la corsa nell’estrema destra costringe a esasperare i toni e il linguaggio varia di conseguenza. Sarebbero problemi loro, se non fosse che la storia della Brianza e i tantissimi cittadini infastiditi da questo costante linguaggio disumanizzante meritano una voce diversa. No, non siamo tutti come Corbetta, non siamo tutti come la Lega ed l'”identità brianzola” oltre ad essere ricca di diverse storie e tradizioni non trova linfa nell’odio.
Per troppo tempo si è assistito in silenzio a un’unica narrazione e dai connotati spesso irrispettosi. Ora basta, in un quadro economico e sociale così complicato, chi ha responsabilità di governo in Regione da decenni dovrebbe rispondere del perché la Lombardia non cresca più come un tempo, di come si possa avere a modello Trump che è colui che attraverso i dazi e le guerre sta mettendo in difficoltà il nostro tessuto industriale brianzolo e lombardo, della ragione per cui la sanità pubblica sia in perenne affanno e dei folli scempi ambientali che stanno distruggendo il nostro paesaggio (es. Pedemontana) mettendo le mani nelle tasche dei brianzoli, anziché cercare lo scontro con quei mondi che, nonostante le fatiche, si impegnano ogni giorno per il bene comune.
Ringraziandola per lo spazio e il tempo, ci tenevo a chiarire che questa non vuole essere una polemica (sono sempre disponibile ad un confronto) ma semplicemente un modo per ribadire che in Brianza e in Lombardia le nostre radici sono ben ancorate a una storia di solidarietà, accoglienza e lavoro che meritano una narrazione diversa e soprattutto un futuro migliore.