PD Monza e Brianza
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voting machines2Il 22 ottobre è passato, ma abbiamo dovuto aspettare fino alle 13 passate del 23 ottobre per conoscere finalmente i dati del referendum, soprattutto relativi all’affluenza (il sostegno degli elettori che si sono recati al seggio per il sì era molto prevedibile): 3.011.395 elettori Lombardi, il 38% (270.088 elettori di Monza e Brianza).

Il referendum è costato oltre 50 milioni ai cittadini lombardi, e si porta dietro tutto uno strascico di questioni che difficilmente ci dimenticheremo: dalla data (se ne parlava fin dal 2013, ma si arriva stranamente a pochi mesi dalle elezioni regionali e nazionali), al voto elettronico (necessario per avere il sostegno dei 5stelle) che è riuscito nella complicata impresa di far traballare il mito dell’efficienza lombarda, sia per tutti gli incidenti che ci sono stati nei seggi, sia per le lungaggini nello spoglio, sia anche per la sorte misteriosa dei tablet, che ancora oggi non è chiara: si dice che la spesa di 23 milioni per acquistarli è comunque giustificata dal loro futuro impiego nelle scuole, ma c’è chi fa notare che più che ti tablet si tratta di “voting machine”, senza collegamento internet, inadatte all’attività didattica; Maroni rivendica il loro utilizzo nella consultazione elettorale e ne prospetta un impiego futuro, ma allora perché ha dichiarato di volerli dare alle scuole se poi intende provare a utilizzarli ancora? Ne comprerà ogni volta di nuovi? Sembrano questioni da poco, ma parliamo di 23 milioni di Euro e da Consiglieri provinciali di Monza e Brianza abbiamo faticato tantissimo con la Regione per salvaguardare il trasporto pubblico locale quando si trattava di cifre che erano meno di un decimo di quella di cui stiamo parlando.

Il risultato.
Non è stato il plebiscito che Maroni si aspettava (nonostante il tardivo abbassamento dell’asticella), soprattutto se comparato al risultato in Veneto, con oltre il 57% dei votanti. Tuttavia, come abbiamo sostenuto in questi anni, il tema della sussidiarietà, delle autonomie locali, della suddivisione delle competenze (e di conseguenza delle risorse) tra le diverse Istituzioni rimane una delle questioni su cui lavorare per un programma di governo credibile ed efficace. È un tema molto sentito nel nord del paese, perché la capacità di avere Istituzioni vicine ai cittadini, alle imprese, agli Enti locali, è molto forte in una terra che si trova a competere con le zone più avanzate del paese.

Archiviato un referendum superfluo che non ha portato un vero valore aggiunto, rimane da capire come possiamo avvicinare di più le Istituzioni ai cittadini, definire meglio le competenze dei diversi enti (e favorendo così il controllo democratico della cittadinanza), evitare di sostituire il centralismo statale con il centralismo regionale; dobbiamo farlo con i nostri valori, che non sono quello di un autonomismo superficiale e un po’ egoista come spesso traspare dall’approccio leghista, ma quelli di una cultura della sussidiarietà, della solidarietà e della responsabilizzazione che sono alla base delle nostre migliori esperienze di governo, locale in primis. Insomma, uno Stato tutto più efficiente nel quale grazie a Regioni ed enti locali più forti a beneficiarne è l’intero sistema paese.

Noi abbiamo sempre unito la questione democratica alla questione sociale, proprio perché abbiamo colto come solo attraverso un recupero del ruolo della politica la democrazia oggi può essere in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini dopo i lunghi anni di crisi economica; il percorso di Riforma Costituzionale che avevamo messo in campo è stato bocciato il 4 dicembre (e vorrei rispondere a quanti hanno sollevato polemiche: la riforma bocciata, genericamente definitiva “centralista”, rimediava al fallimento della legislazione concorrente Stato-Regioni riportando tantissime materie allo Stato centrale, ma da un lato istituiva una camera di rappresentanza delle autonomie – in primis delle Regioni – dall’altro rafforzava il Federalismo differenziato), ma il tema di come le Istituzioni democratiche possano rispondere meglio ai bisogni delle persone è tutto davanti a noi, e questo passa anche dal ruolo delle Regioni e degli Enti locali.

Petro Virtuani, Segretario provinciale del Partito Democratico di Monza e Brianza

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