PD Monza e Brianza
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sanita territorio10072020Per la prima iniziativa "in presenza" del post lockdown, il PD di Monza e Brianza sceglie di discutere di sanità: "Cosa va cambiato nel sistema sanitario di Monza e Brianza – Ripartire dal territorio per superare l’emergenza Covid" questo il titolo della serata svoltasi a Lissone giovedì 9 luglio, nella quale esperti del settore e Amministratori locali si sono confrontarti sui limiti dell'attuale assetto organizzativo della sanità in Lombardia.

"Questa è una tappa di un percorso che come PD portiamo avanti sul territorio da anni: innanzitutto con la richiesta di rivedere i confini delle ASST, perché Monza-Desio e Vimercate-Seregno-Carate non funziona ed è un problema per i cittadini. Ma soprattutto chiedendo con forza la cura della persona, la presa in carico delle fragilità, la continuità assistenziale e una rinnovata attenzione alle tematiche sociosanitarie non possono più essere ignorate da chi governa la Regione" dichiara Pietro Virtuani, segretario del PD di Monza e Brianza. "L'emergenza covid-19 ha confermato purtroppo che una sanità organizzata facendo perno esclusivamente sugli ospedali non è in grado di fornire il miglior servizio possibile ai cittadini; chiediamo un cambio di passo, una rinnovata valorizzazione della sanità pubblica, attraverso un significativo investimento della spesa nella sanità pubblica e di territorio; chiediamo un modello che chiami i Sindaci a compartecipare alle scelte e alla strategia".

"Andremo avanti nella nostra direzione, dialogando con gli operatori, gli utenti, le altre forze politiche e sociali che insieme a noi pensano che un altro modello di sanità sia possibile; si tratta ora di proseguire il lavoro di approfondimento dei poli ospedalieri con il territorio, in una visione unitaria di servizi sanitari".

 

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

‘Cosa va cambiato nel sistema sanitario di Monza e Brianza – Ripartire dal territorio per superare l’emergenza Covid’, questo il titolo del convegno che si è tenuto a Lissone ed è stato organizzato dal Partito democratico. Durante la serata si sono ascoltate le testimonianze dei sindaci, che si sono sentiti abbandonati durante l’emergenza sanitaria e hanno affrontato la crisi appoggiandosi gli uni agli altri, dei medici, in difficoltà davanti al coronavirus e senza una vera conoscenza della nuova epidemia, degli esponenti della sanità delle altre regioni, in particolare dell’Emilia Romagna, dove le esperienze positive possono essere d’esempio. E davanti a questa sintesi degli ultimi tre mesi una certezza: “La legge 23 di riforma della sanità lombarda ha mostrato assolutamente la corda. È stata proprio l’occasione per verificare sul campo quanto il principio ospedalocentrico, non regga da solo: la sanità deve essere territoriale, diffusa, non esclusivamente accentrata nei grandi nosocomi, vicina alla gente nella quotidianità”, tira le fila Gigi Ponti, consigliere regionale del Pd, che ha introdotto la serata, presentando per la prima volta i dati verificati e ufficiali della pandemia in provincia di Monza e Brianza.

“Il Pd ha voluto ripartire con un esame della realtà accompagnato da una prima proposta dedicata a un nuovo modello di sanità per la Brianza e la Lombardia – approfondisce Ponti –. L’impegno è quello di non perdere quanto di buono c’è nei nostri ospedali, grazie alle competenze mediche, e creare subito una nuova rete sul territorio dei nostri Comuni. In questi anni è stata di fatto smantellata la rete capillare che avrebbe garantito in questa grave crisi una risorsa importante per contrastare il virus e seguire più da vicino e meglio i malati. Sappiamo che va cambiato un pezzo di organizzazione, se vogliamo qualcosa di meglio. Vogliamo lavorare quindi insieme a chi condivide una nuova strategia per la tutela della salute. In Brianza serve una visione unitaria di bisogni e servizi erogati recuperando anche il ruolo importante dei medici di base”.

Per il consigliere Pd è stata anche l’occasione per precisare: “Sono rimasto deluso dalla risposta dell’assessore regionale al Welfare Gallera alle lettere con le quali chiedevo di conoscere i contenuti del lavoro svolto nella cabina di regia che sta lavorando sulla riorganizzazione dei confini organizzativi della sanità in Brianza. Non se ne sa nulla e questo credo sia un problema serio perché l’opportunità di migliorare la gestione della sanità in Brianza è un’occasione da non sciupare. Anche la mia richiesta di aggiornare in merito i consiglieri regionali eletti in Brianza al momento è senza risposta. Credo sia arrivato il momento di chiedere che all’interno della cabina di regia venga inserita una figura che sia garante per gli amministratori brianzoli e per il nostro territorio”.

Infine, un aggiornamento: “Regione Lombardia ha investito poco nelle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale volute dal Governo nazionale e nate proprio per garantire assistenza domiciliare alle migliaia di lombardi affetti da Covid e non ricoverati negli ospedali – fa sapere Ponti –. Lo dimostrano i dati che abbiamo richiesto con un accesso agli atti: in Lombardia ne erano previste 200 e ne sono state attivate solo 55. In provincia di Monza e Brianza: in base alla popolazione, cioè oltre 870mila abitanti, e a quanto stabilisce il decreto nazionale, va attivata una Usca ogni 50mila abitanti, quindi, per quanto ci riguarda, dovrebbero essere 17. Invece, sono solo 7, cioè 4 nell’area territoriale di Monza e 3 in quella di Vimercate”.

La conclusione per Ponti è quella che sottende il convegno: “Regione Lombardia ha pensato di poter dare all’emergenza che ci ha travolto una risposta esclusivamente ospedaliera. È stato un errore di sottovalutazione, come abbiamo ampiamente dimostrato con gli interventi durante la serata. Il nostro sistema sanitario va rivisto partendo proprio da questa esperienza, dalla costruzione di quella sanità del territorio che è sottodimensionata”, ribadisce in conclusione Ponti.

 

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