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Le mobilitazioni coinvolgono la società iraniana in maniera trasversale. La miccia è l’uccisione di Masha, che scatena la rivolta nelle comunità curde e più in generale tra le donne iraniane. La protesta però si allarga. Le donne sono ora alla testa di un movimento più largo e trasversale.

È raro provare sentimenti così contrastanti riguardo a una mobilitazione popolare come quella iraniana. Da un lato, sconcerto e rabbia per la brutale uccisione della giovane Curdo-iraniana, Mahsa Amini. Dall’altro la speranza che la mobilitazione delle donne possa essere più forte dell’oppressione.

Dopo il primo mese di proteste in Iran è possibile fare un primo bilancio: la speranza di un cambiamento è più viva di prima e la lotta iraniana riguarda noi socialisti più da vicino di quanto possa sembrare.

Le mobilitazioni coinvolgono la società iraniana in maniera trasversale. La miccia è l’uccisione di Masha, che scatena la rivolta nelle comunità curde e più in generale tra le donne iraniane.

La protesta però si allarga. Le donne sono ora alla testa di un movimento più largo e trasversale. Ci sono i Curdi, da sempre vittime dell’oppressione del regime, gli operai del manifatturiero e del petrolchimico, insegnanti e avvocati. L’obiettivo è porre fine alla teocrazia islamica, alla polizia della morale, alla leadership Ali Khamenei.

Sono le proteste più diffuse da diversi anni. L’entusiasmo è impresso nei cori sprezzanti che le studentesse rivolgono ai funzionari delle guardie della rivoluzione, mentre sventolano il velo.

Il contraltare di tutto ciò è la brutalità della repressione. Dall’inizio delle proteste, secondo Iran Human Rights, sono state uccise più di 200 persone, tra cui almeno una ventina di minori. Ognuno di noi ha potuto appurare, attraverso i numerosi video che circolano in rete, la violenza sommaria perpetrata dal regime.

L’Ayatollah Khamenei ha attribuito la responsabilità delle proteste all’Occidente. Se questa responsabilità è aver predicato e cercato di praticare - pur nelle nostre imperfezioni - l’eguaglianza materiale e morale tra uomini e donne, allora siamo responsabili. E lo siamo ancora di più noi socialisti. La nostra identità di forza popolare e progressista, laica e inclusiva, è essenzialmente internazionalista.

Crediamo nella dignità del lavoro, nell’emancipazione dei bisogni, nella non discriminazione sulla base del sesso, orientamento sessuale, religione e identità etnica.

Crediamo nella libertà. E proprio perché crediamo nella libertà di praticare la propria religione sia un diritto inalienabile, non possiamo che sostenere le giovani donne iraniane e gli iraniani tutti nella loro rivolta contro la teocrazia.

l riserbo nei confronti delle vicende interne di paesi sovrani non può essere la giustificazione per tacere.

Andrea Cozzolino, Eurodeputato Pd

 

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